martedì 5 aprile 2016

UNA   BURLA RIONALE A DONNA TERESA
"CCHE PITTINICCHI"

            Fuori del mio rione i cittadini della mia età, o su della mia, forse avranno potuto avere di donna Teresa una vaga idea, perché nella sua casa in paese probabilmente non dormì mai e  nessuno la vide nell'atto di comprare qualcosa in una bottega vicina e meno ancora in altra fuori strada.

           Era proprietaria di terre fuori dal territorio comunale, ma Villarosa era l'abitato più prossimo a queste. Noi ragazzi la vedevamo arrivare  con il solito grosso mazzo di chiavi che toglieva solamente dalla cintola per aprire la porta di casa e dei magazzini nei pressi di questa.

           Non la vedemmo mai dialogare con qualche vicina; né una di queste fu vista nell'atto di varcare la soglia di quell'abitazione.
Sbrigava velocemente i suoi impegni, saltava sulla mula che lei cavalcava sempre alla femminina, cioè con ambedue le gambe, coperte da lunghe vesti, girate da un solo verso; quindi decisa si allontanava dalla sua abitazione paesana, senza far il minimo cenno d'un saluto a qualcuno che poteva trovarsi intorno, verso la sua remota abituale dimora rurale.

          Era una donna strana per il suo abbigliamento piuttosto stravagante perché un tantino antiquato. Quello che maggiormente colpiva in quella persona erano i capelli  grigi curatissimi, trattenuti con una serie, magari eccessiva,  di pettini ricurvi, i pittinicchi, che tenevano a posto gli intrecci particolari: fra questi quelli che s'erigevano immediatamente sopra la fronte apparivano nella forma come due brevi corna.
            Queste  erano quelle che colpivano maggiormente l'attenzione di certi monelli, che spesso le gridavano dietro:
- Donna Teresa cche corna tisi!... Donna Teresa cche corna tisi!...

            Era tanto abituata a quegli insulti gratuiti che non ne teneva conto per niente, come se non avesse sentito.
Intanto erano in  molte le donne del vicinato a sospettare che la notte quella dormiva con la testa fasciata e che forse molto raramente quei capelli erano stati sciolti per un normale periodico lavaggio.

           Di certo sarebbe stato un ottimo partito per tanti avidi scapoloni che si sarebbero volentieri, come un tempo si diceva, 'nfilati cumu u vermi nno tumazzu.

          Pur non essendo io un diretto dirimpettaio, non vidi mai qualcuno corteggiarla, tanto che mi chiedevo come mai nessuno pensasse a farci una vantaggiosa riflessione al riguardo.
Non ricordo affatto come sia stato introdotto nei miei pensieri quel che segue. Forse quando ero divenuto più grandicello avrò detto che trovavo strano che donna Teresa non si fosse procacciato un attempato sposo.
Mi fu data una strana risposta: - Aspetta u Principinu!
Al che io sorpreso ho chiesto: -   È incinta?
I presenti si misero a ridere e qualcuno mi precisò che si trattava per l'appunto del Principe Umberto di Savoia, futuro Re d'Italia.
Chi non conosceva in quel tempo la situazione della Casa Reale?
Io, il Principe Umberto e la sua sposa Maria Josè del Belgio, li avevo stampati negli occhi perché riprodotti con colori smaglianti in un lucido vassoio metallico a colori riposto a specchio nel porta servizio di casa; esso  si tirava fuori nelle occasioni in cui si dovevano offrire dei biscotti a qualche ospite o vi si ponevano sopra dei bicchierini di rosolio da far sorseggiare.
Questa volta fui io a ridere e precisai che qualcuno glielo avrebbe pur aver detto che il suo Principino era sposato e aveva di già dei figli.
           
            Fu mio padre che stavolta volle entrare nel discorso e chiarire una buona volta la situazione.
Anni prima che io nascessi, donna Teresa fece capire a qualcuno dei vicini che il suo amato era l'allora scapolo Principino Umberto e che  non esisteva al mondo per lei nessun'altra persona più degna di lui.
Figurarsi dopo questa affermazione la risata collettiva che continuò cco u scìddricu e il successivo sfottò, ovviamente nelle compagnie esterne.
Donna Teresa di conseguenza divenne lo zimbello del rione, tanto che una beffa se la sarebbe ben meritata.

            Quanto segue, secondo mio padre, sarebbe stata l'idea del più smanciusu del quartiere, Peppino M., che conoscendo la grande sventatezza della donna in discussione, pensò di architettare un concretizzabile pesante scherzo.
L' idea forse gli germogliò al vedere il suo omonimo Peppe C. in divisa di carabiniere, presso la cui Arma s'era arruolato per sfuggire all'inesorabile trappola della miniera. Quando egli veniva in licenza, la via Milano quasi si bloccava per tutti quelli che andavano a salutarlo e anche per poterlo  ammirare nella sua ben piantata costituzione fisica, esaltata dalla smagliante uniforme. Ovviamente donna Teresa non l'aveva mai visto in divisa e forse nemmeno in borghese: ogni uomo comune non era fatto per lei, solo il Principino poteva ricevere l'onore d'essergli marito.
Peppe M., ovviamente avrà preso contatto con la donna parlandole a nome del Reale futuro Re, che era disponibile a farsi avanti per sposarla.
            Donna Teresa, la sera stabilita per lo storico incontro rinunciò ovviamente al tassativo ritorno alla sede rurale; emozionatissima aspettò l'unico amore della sua intera esistenza.

           Quando sopraggiunse il buio, la strada tutta era piena di vicini e di altri curiosi che non si sapevano spiegare tanto assiepamento intorno a quella casa, da sempre totalmente deserta.

          Quando il carabiniere-principe fu pronto, gli appassionati strumentisti  del quartiere furono solleciti a entrare in quella casa suonando una breve marcia nuziale.

            Il capiente primo piano dell' inviolata abitazione d'incanto fu strapieno. Il "promesso nobile sposo" prese nella sua mano quella ruvida della donna di campagna e la sfiorò con le labbra.

          Presto si aprirono le danze fra maschi e maschi, perché le donne non trovarono giustificabile prendere in giro a tal punto quella discutibile nubile, sia pur essa una donna che le aveva evitate e ignorate risolutamente, spesso qualificandole come popolo basso.

          Quando la pressione della folla divenne un po' troppo eccessiva, gli organizzatori decisero di ritirarsi e il "principino"chiese scusa all' "amata" per i suoi impegni successivi; ripeté il baciamano e si licenziò con tutto il codazzo al seguito.

           Donna Teresa aspettò  chissà per quanto tempo ancora il ritorno del suo indimenticabile benamato.



          Tutti continuavano a chiedersi: donna Teresa avrà avuta mai notizia nel tempo del successivo matrimonio del "suo" Umberto con la Principessa belga Maria Josè?

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