mercoledì 7 marzo 2012

DUE PRETI INDEGNI DEL XIX SECOLO
Spesso mi chiedo quanti saranno stati nel tempo i fatti scabrosi, relativi a persone che contano o che fanno parte di congreghe, maliziosamente coperti da quella polvere sottile che la falsa Storia lascia depositare silenziosamente.
Per fortuna spesso questa cinerea coltre si rivela  neve che si scioglie pur tardivamente al sole della verità.
Da poco sono venuto a conoscenza di opere di due poeti villarosani dell’ ‘800 che inspiegabilmente sono rimasti ignoti persino ai nostri vecchi: Salvatore Scavone e Giuseppe Albo. Ambedue ottimi verseggiatori in lingua italiana: il primo si dichiara allievo del secondo a cui dedica con immensa devozione una sua opera. Del secondo spero di poter parlare in altro momento.
Il volumetto POESIE” di Salvatore Scavone è del 1872, edito in Caltanissetta dallo Stabilimento Tipografico dell’Ospizio di Beneficenza. In esso sono contenuti fra l'altro due sonetti che riguardano la moralità di innominati preti suoi contemporanei. Molte poesie della stessa silloge sono riprese nella sua opera successiva “PRIMI FIORI”, ma dei due sonetti che seguono non si trova più traccia in quest’ultima. 
Ritengo opportuno citarli in questa sede per completare il discorso iniziato su questo delicato argomento che a suo tempo avrà fatto senz'altro tanto male alla pubblica moralità e soprattutto alla Chiesa.
E’ il caso di far notare ai soliti bacchettoni, che nel momento in cui essi puntano il dito sulla rilassatezza dei costumi della società in genere, ignorano i peccatori della loro Chiesa. Essi si ergono a giudici severi perchè si autoproclamano esclusivi possessori della Verità, puntano il dito sui comuni peccatori e nello stesso tempo coprono le malefatte dei loro congregati.
Spesso la Chiesa, mostrandosi caritatevole e dispensatrice di perdono, nasconde la cruda verità dei fatti che riguardano suoi fedeli, dimenticando di tradire le chiare parole di Gesù: “E' necessario che gli scandali avvengano”.
Quello che non dovrebbe esistere è il peccato, ma una volta che esso c'è dovrà essere messo in luce per far riflettere i membri della società tutta, dei credenti e dei non credenti.
A 140 anni dei fatti narrati nulla è cambiato nell'orientamento morale della Chiesa che nel caso dei preti pedofili, del caso Claps o degli scandali finanziari una chiara risposta non l'ha mai data e la tradizionale coltre di silenzio incancrenisce sempre più la società, Chiesa compresa

Da “POESIE” di Salvatore Scavone pg.7

LA MORTE DI UNO SFRENATO PRETE

Fra sozze tresche amò la vita, or l’empio,
stanco per gli anni, in lagrimevol suono,
ei, che fece di tutto un crudo scempio,
osa all’Eterno dimandar perdono.

Profanò del Signor l’altare, il tempio,
fe’ tremare, imprecando, il divin trono.
O delusi credenti, ecco l’esempio
di chi disse di Dio, Ministro io sono!

Spregiuro ai sacri voti, ebro germano
di Giuda, il qual con un sol bacio almeno,
ed ei con mille a Cristo il seno aprìo.

Sangue innocente imporporò sua mano,
vergin sedusse e ne corruppe il seno…
Ed or sì tardi vuol placare Iddio!

         Questa descrizione si attaglia bene al “parrinu bagasciu”,.di cui si  è parlato
        

Da “POESIE” di Salvatore Scavone pg.8

UNA STAFFILATA AL PRETE

Mostra all’aspetto d’aver buono il cuore,
fugge la vanità, giammai s’adira,
di Bimbo sembra aver l’almo candore,
a venerarlo l’apparenza ispira.

Soffre disprezzi, angustie, ogni dolore
per amore di Gesù, per cui delira,
e notte e dì con eccessivo ardore
il devoto fedel piange e sospira…

Oh, ipocrisia di sì malvagia prole,
in volto ha la virtù, mortal veleno
nascosto in core e nell’infida mente.

Molti egli inganna con dolci parole,
di vergin casta e pia corrompe il seno…
Povero Cristo e sciagurata gente!

Questo esempio di viscida ipocrisia si adatta a perfezione alla figura del padre naturale d’un serio professionista villarosano, di cui da ragazzo sentivo parlare, e che, già prima ch’io nascessi aveva trasferito la sua attività in una città vicina, dove io studente lo conobbi, molto vecchio, nel 1950.
I vecchi della mia infanzia, pur stimandolo, dicevano serenamente, che, nato in una poverissima famiglia, non avrebbe potuto laurearsi ed impiantare la sua costosa attività se non grazie all’aiuto materiale del padre naturale, un prete.
La data di nascita dello stimato concittadino coincide con la pubblicazione dell'operetta originale dello Scavone.

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