lunedì 20 giugno 2016

Cu ha cucinatu scucinassi, ca a festa non si fa cchiù!

Da sempre gli sguardi sono stati il primario mezzo per esprimere una simpatia amorosa.

Capitava però che per i più svariati motivi, quali il temuto venir meno di un sicuro introito monetario o l'aspettare che prima si sposasse qualche signorina di casa, facevano indugiare i genitori nel dare via libera al giovane, che coltivava da tempo una simpatia, a loro ben nota.

Per l'appunto in ciascuno dei due casi, che vado a esporre qui di seguito, esisteva nelle rispettive famiglie una matura donna che negli anni a venire non ebbe la ventura di sposarsi.

A sua volta le ragazze destinatarie delle significative occhiate d'intesa erano in fervida attesa sperando che da un giorno all'altro quella vaga simpatia divenisse reale con un passo ufficiale della famiglia dell'innamorato.

Tanto purtroppo spesso non avveniva: in certi casi, di anno in anno, rimaneva soltanto una vaga speranza che rischiava di non potersi mai realizzare.

Molte di tali situazioni, spesse volte, come  nei due casi in questione, finivano con lo sbloccarsi per mezzo della casuale e involontaria intrusione di un altro giovane, che, desideroso di crearsi una famiglia, si faceva avanti senza poter minimamente immaginare che con la sua improvvisa e ignara presenza egli finiva con l'acquisire l'involontario ruolo di "chiama quagli",  a favore dello sconosciuto antagonista, senza risolutezza. Questi, che non aveva avuto da gran tempo l'ardire di rompere ogni indugio con i propri familiari e di dichiararsi apertamente con la sua amata, per mezzo dell'involontario gesto del terzo intruso finisce col vincere la sua lunga battaglia: di contro, l'ignaro "specchietto per le allodole", che aveva procurato la bella soluzione d'amore allo sconosciuto pusillanime, al posto d'un meritato ringraziamento, finiva con l'insaccare una pubblica beffa.

La prima storia riguarda un nostro parente, maresciallo d'aviazione di  carriera, rientrato a casa a guerra finita.
Questi si consigliò con i parenti più prossimi per avere qualche indicazione al fine di far "rumpiri u scaluni" di una famiglia in cui ci fosse libera una ragazza carina e di buoni costumi.

In tali casi a farsi avanti per saggiare il "terreno" ci si serviva di un "massaggiri" che, a nome della famiglia di chi vuol mettere su casa, sondava la disponibilità dei genitori della signorina ad accettare come sposo il giovane per il quale si faceva avanti.

Prima di fare questo passo ufficioso l' aspirante fidanzato era stato informato da parenti e amici intimi della serietà mostrata in paese dalla ragazza, ovviamente questi ultimi non erano a conoscenza della precedente segreta relazione, che si era nutrita per lo più di furtivi ed  eloquenti sguardi. Poi,  in compagnia di un amico, passava e ripassava nei pressi dell' abitazione della signorina, con la vogliosa speranza di vederla al balcone o sulla strada.

In questo modo però non era facile raggiungere un pieno obiettivo; più semplice e fruttuoso era invece il sistema della messa domenicale: conoscendone l'ora preferita, nel tragitto da casa in chiesa e nell'altro di ritorno, si poteva ben valutare tutta una serie doti fisiche, compreso il portamento in generale; poi, l' andatura, lo stile e il gusto nell' abbigliamento.

Il nostro parente aveva trovato tutto positivo nella serie d'esami riservatamente effettuati.

Un amico comune alle due famiglie si prestò a fare da intermediario; qualche giorno dopo, un lunedì, riportò l'esito positivo della benevola accoglienza della proposta di fidanzamento ufficiale, proponendo, come possibile giorno dell'incontro delle due famiglie, quello ch'era chiamato "u nzingu", il successivo sabato sera.

I giorni che precedettero l'attesa serata nelle nostre famiglie ci fu un certo fermento nello scegliere i vestiti e anche il piacere di imparentarci con una famiglia con la quale c'era sempre stata stima e amichevole rapporto.

La sera del sabato tanto atteso giunse; tutta la nostra famigliola mpupata s'avviò verso l'abitazione della promessa morosa, subito dopo l'ingresso dello scattante accettato fidanzato e dei parenti suoi più prossimi. Noi trovammo i familiari della ragazza pronti ad accoglierci e non ci fu bisogno di presentazioni perché erano tutte vecchie conoscenze. Io tredicenne trovai ragazzi della mia età con i quali intrecciammo immediatamente un cordiale rapporto.

Poco dopo arrivò un'orchestrina di quelle che in quel tempo si formavano con facilità nei paesi, sempre pronte per ogni gioiosa situazione.

Aprirono il ballo gli applauditissimi fidanzati; seguirono ad esibirsi le altre coppie e le ore trascorsero veloci e serene, fin oltre la mezzanotte.

Stanchi, ma raggianti per l'avvenimento conclusosi, a malincuore lasciammo la sala e tornati a casa, ci assopimmo nei rispettivi letti senza pensieri perché il giorno seguente era domenica.

Il mattino seguente verso mezzogiorno giunse a casa nostra la zia S., mamma del neo fidanzato, che comunicò qualcosa con bisbigli a mia madre, la quale, benché allora fosse ancora giovane, s'aggrappò alla spalliera d'una sedia per non cadere.

La zia andò di fretta perché aveva da fare tante altre visite, altrettanto veloci.

La mamma, smunta in viso, comunicò a nonna e papà, in mia presenza, che il fidanzamento della sera prima se lo erano rimangiato: era successo che un maturo bottegaio di fuori rione, senza genitori e con una sorella maggiore in casa, aveva incaricato un amico, a fine festa e quindi in ora notturna, il pensiero del suo mandante in merito all'amore coltivato da gran tempo. Ovviamente la ragazza, improvvisamente vide realizzare il suo sogno che coltivava da qualche anno. Si seppe in seguito che i genitori non erano d'accordo a fare questa figuraccia con la famiglia beffata e con il resto del paese, ma dovettero cedere a seguito della forte insistenza della figliola che arrivò persino a minacciare immani pazzie.

Anche mio zio A., acquisito in famiglia perché aveva sposato la sorella di mia madre, era stato invitato come noi con tutta la famiglia al fidanzamento andato in fumo. Egli però non poteva minimamente immaginare che l'analoga sorte del cugino maresciallo doveva toccare al figlio di una sua sorella, dopo soli pochi mesi del precedente analogo smacco.

Questa volta la nostra famiglia non fu presente al nuovo "nzingu" in quanto noi non eravamo diretti parenti col giovane che andava a fidanzarsi.
Tutto quello che ora segue ci fu raccontato pienamente dallo zio A.
Anche stavolta c'è in argomento un occulto pretendente che per tanto tempo non s'era fatto avanti: ora si trattava di un vicino di casa, nella cui famiglia l'analoga coincidenza della presenza di una sorella maggiore nubile.

 "U nzingu" per qualche ora risultò brillante alla pari di quello a cui fummo anche noi invitati poco tempo prima, in più c'era che all'analoga orchestrina s'era aggiunto un giovane cantante che sapeva ben  vivacizzare l'atmosfera.

Dopo qualche ora cominciò a percepirsi un malcelato rimescolio di voci tra alcune persone a cui non si fece grande caso: si ritenne che a qualcuno fosse sopravvenuto un leggero malessere e per questo motivo lo accompagnavano a casa.

La leggera confusione interna si spiegò diversamente fra i parenti della ragazza che erano di già a conoscenza dell'antica tresca. Questa si manifestava ora senza freni e con un subbuglio scoppiato con notevole veemenza in un'abitazione vicina, a molti metri di distanza e alle spalle della stanza del festino, che guardava alla via principale: il primo pretendente della ragazza aveva rotto ogni remora e aveva inscenata una chiazzata casalinga, che travalicava i muri di casa e di conseguenza era seguita con viva e curiosa partecipazione dai limitrofi.

In un certo momento la festeggiata di fidanzamento si allontanò per un po' dalla sala e quando vi rientrò si notava in lei un qualcosa di strano, su cui non si ritenne opportuno ancora una volta d' approfondire.

Alla ripresa di una breve pausa della musica, di poco erano trascorse le ore 23, il giovane cantante al suo repertorio inserì, tra il serio e il faceto, una canzoncina che dallo zio ci fu riferita soltanto nelle poche parole ora citate, che io non avevo mai sentito, né ascoltate mai più in seguito:

"Amici cari buonanotte,
 le corde si son rotte,
non si può suonare più…"

Molti giudicarono scherzose quelle parole, tenendo conto che durante tali feste, quasi per norma, si oltrepassava sempre la mezzanotte.

Gli ottimismi sugli sviluppi successivi alla serata, crollarono di schianto quando il mattino seguente il mediatore bussò alla porta del fresco fidanzato per annunciare che u nzingu era da ritenersi come mai avvenuto.

Tutti i parenti, gli amici personali di famiglia e persino i ragazzi ne furono fortemente rattristati.

Qualcuno scherzandoci sopra, ma molto amaramente, ebbe a citare un comune detto faceto, sia pure insensato:

- Cu ha cucinatu scucinassi, ca a festa non si fa cchiù!

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