venerdì 23 novembre 2012

RITAGLIO PIU' LEGGIBILE DELL'ARTICOLO SU SALVATORE GIOIA


RITAGLIO PIU' LEGGIBILE E RICOPIA SU FILE DELL’ARTICOLO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO “L’ISOLA”
DEL 21 GENNAIO 1956, cronaca di Enna,  su SALVATORE GIOIA A FIRMA DI G.R.


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LA ECCEZIONALE CARRIERA DEL GIOVANE TENORE SALVATORE GIOIA
Giocò centravanti nel Villarosa
il prodigioso “Bellini del canto”
Entusiastico giudizio di Ildebrando Pizzetti: “Sono voci che nascono a distanza di secoli”
Villarosa, 20
Due mesi or sono tutti i giornali della Toscana, dell’Emilia e dell’Umbria annotarono la scoperta di un nuovo artista del campo lirico, destinato a continuare le più belle tradizioni dell’arte canora italiana: Salvatore Gioia.
Egli aveva cantato il 23 e 24 ottobre del 1955 al “Teatro del Giglio” di Lucca, presenti le più insigni  personalità del mondo artistico, a chiusura del II Concorso Nazionale del  Canto Lirico, bandito dal Centro Sperimentale di Lucca. I critici parlarono di lui come di un’autentica rivelazione, come di un tenore di cui si può tentare l’accostamento con i grandi vessilliferi del canto italiano, avendo il Gioia una impostazione, una dolcezza e una finezza di voce che non trova facili confronti.
Chi è Salvatore Gioia? Il pubblico siciliano ancora non conosce questo autentico figlio della nostra isola, salito così rapidamente ai cieli dell’arte e della gloria.
Nato a Villarosa (En) 22 anni fa, egli ha qui la sua residenza, assieme ai parenti e alla famiglia. Fino a qualche anno addietro era un comune studente liceale che giocava a foot-ball nella squadra cittadina, dove si faceva ammirare per le sue finezze stilistiche e per la sua classe, nel ruolo di centrattacco. Dai suoi piedi si aspettava sempre il goal, che doveva dare la vittoria e la gioia ai suoi ammiratori, nei vivaci confronti provinciali. Adesso forse il Gioia non ricorda più questi piccoli episodi, che sapevano di provincia, lanciato come è alla conquista di altri e ben diversi luminosi traguardi, su scala internazionale.
Fin da piccolo nutriva la segreta speranza  di fare il cantante, ma la famiglia non aveva i mezzi per mandarlo in conservatorio. Fu per un caso che il Gioia incontrò la fortuna. Nel 1951 frequentava la prima liceo a Caltanissetta, quando saputo di un concorso provinciale per nuovi cantanti, bandito dall’ENAL, si presentava nella stessa città e lo vinceva. Ne seguiva un altro regionale e quindi quello nazionale di Bologna, che egli superava senza difficoltà, aggiudicandosi la rispettiva borsa di studio, stanziata dal Consiglio dei Ministri; la qual cosa gli dava la possibilità di studiare all’Accademia di S. Cecilia in Roma.
Per cinque anni consecutivi il Gioia ha varcato il grande parco del “Comunale” di Bologna, affermandosi e trionfando su tutti, sbalordendo la commissione e il pubblico, che accompagna ogni sua interpretazione con religioso silenzio per poi prorompere in un subisso di applausi e di acclamazioni, per cui ogni volta è costretto a concedere più di un bis, che la commissione benevolmente concede, pur sapendo di fare una eccezione ai regolamenti.
Il presidente della commissione, V. Bellezza, ha posto nelle sue mani ben cinque diplomi, e Schipa, con il quale  il giovane si è incontrato, in un clima di cordialità e di vera amicizia, parla di lui come ”di un suo degno continuatore. Più lusinghiero è il giudizio del compianto maestro F. Alfano, il quale dopo averlo ascoltato all’ accademia di S, Cecilia lo definì: “Il Bellini del canto”. E l’altro insigne maestro-compositore Ildebrando Pizzetti, ebbe a ripetere: “Sono voci che nascono a distanza di secoli”.
Nel luglio del 1954, su designazione del Ministero della Pubblica Istruzione, fu inviato a Londra, a rappresentare il canti italiano, nel concerto internazionale, tenutosi la sera del 25 luglio 1954, alla  “Royal Festival Hall”. In quella occasione il nostro amico dovette faticare non poco per sostenere l’entusiasmo della ammiratrici che lo pigiavano, a caccia dell’autografo. L’ambasciatore d’Italia a Londra, Brosio ne fu talmente impressionato che non seppe come prodigarsi nei ricevimenti e nelle presentazioni.
Nell’ottobre dello stesso anno partecipò e vinse il I Concorso Nazionale per nuovi cantanti, bandito dal Centro Sperimentale di Lucca, aggiudicandosi il primo premio assoluto. Nell’ottobre dell’anno scorso la commissione del II Concorso del Centro Sperimentale di Lucca non seppe trovare più degno invitato per chiudere in bellezza il suddetto concorso. Nel 1954 come concorrente, nel 1955 quale invitato d’onore, il Gioia ha fatto risentire al pubblico lucchese di quale dolcezza e di quale armonia si modula il sua canto.
Tito Gioia continuava a mietere successi, nei giorni seguenti, in una serie di concerti, organizzati dall’ENAL, nei principali teatri dell’Emilia, della Toscana e dell’ Umbria. Al teatro “D. Alighieri” di Ravenna, la sera del 27 novembre, mentre eseguiva il “Sogno” della “Manon” di Massenet, si ebbe l’impressione che non si potesse continuare, talmente il pubblico si era elettrizzato, interrompendo il tenore e applaudendolo a scena aperta.
Quale consolazione per i suoi parenti e per il padre in specie, che dopo una vita di stenti e di sacrifici, vede nl figlio coronato un sogno che un tempo fu il suo, ma che per delle circostanze non favorevoli dovette troncare.
Come già detto il Gioia studia all’Accademia S. Cecilia in Roma, dove egli è l’alunno prediletto del tenore Maurita, ed è all’ultimo anno di corso. Fra non molto assisteremo al suo primo debutto in un’opera lirica. Egli ha dovuto rifiutare numerose richieste di noti impresari italiani ed esteri (come dalla Svezia e dalla Norvegia) perché impegnato negli studi.
La Sicilia ed Enna va orgogliosa dei questo grande figlio, legato alla sua terra natale, Villarosa, come ogni buon siciliano. Egli farà sempre più conoscere ed apprezzare la nostra bella isola, poiché presto sarà l’idolo di tutte le folle, come lo è già dell’Italia Centrale. Ma nei grandi teatri, affollati di pubblico che attendono il nostro tenore, ci sarà sempre una poltrona vuota, la poltrona della cara mamma volata troppo presto ad udire altra musica, la musica divina degli angeli fra cori celesti.
                                                                                                                     G. R.


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