lunedì 28 settembre 2015


PINO MAZZEO: UN VILLAROSANO CHE CI LEGGE DA LONTANO


È con immenso piacere che per la prima volta un villarosano, per giunta di fuori, mi manda uno scritto che tratta di un personaggio noto a tantissimi di una certa età e ad altri che ne avranno sentito parlare.

Ammetto la mia insufficienza per il fatto che non sono riuscito a indicargli il modo per entrare nel blog direttamente, senza la mia intermediazione. Nondimeno riporto, anche perchè non ne ha di bisogno, lo scritto senza la minima correzione o aggiunta.

Chi è Pino Mazzeo? Si può dire che lo conosco dalla nascita perchè ha 13 anni meno di me. Vive a Modena da molti decenni e in atto è in pensione. Si è diplomato a suo tempo all'Istituto Industriale di Piazza Armerina e poi come tantissimi altri ha cercato lavoro lontano da qui. Inoltre è su Facebook.

Mi ha colpito la chiarezza del suo scritto. Gli sono tanto grato che, dopo tanto tempo che non ci vediamo, ha avuto tanta costanza nel raggiungermi  tramite la rete, malgrado le difficoltà di carattere familiare, da parte mia, e di internet che si sono intromessi fra noi.

Gradirei infine che qualche lettore mi suggerisse il modo in cui un lettore possa entrare come scrivente nel blog aperto a tutti, dal momento che non riesco a farcela da solo. Grazie.


ECCO  IL TESTO ORIGINALE:

‘U DACANU

Vorrei  raccontarvi un episodio che si riferisce ad un personaggio della nostra Villarosa, del quale non ho mai conosciuto gli effettivi nome e cognome. Nel Paese era universalmente conosciuto con il soprannome (a ‘ngiulia) de“u dacanu” (di bassa statura). Da cosa derivasse questo soprannome non è dato sapere, perché il termine italiano più vicino, almeno foneticamente, sarebbe stato “decano” che, però non ha riferimento alcuno con la statura, ma vuole più semplicemente dire il più anziano soprattutto in ambito ecclesiastico. Probabilmente, come mi suggerisce l’amico Tino, il passo da “decano”a “dacanu” non è poi così lungo e potrebbe anche essere che, anni prima, qualche “decano” della parrocchia fosse di bassa statura e che poi, per approssimazioni successive, il soprannome sia stato riferito più alla sua fisicità che non alla sua anzianità. Sta di fatto che, in dialetto “villarusanu”, “dacanu” è sinonimo di “nanu”. Ed in effetti  la statura fisica del nostro personaggio non era elevata talché si poteva definire con una perifrasi in uso anche nel nostro dialetto: “Si fa prima a satallu ca a girarici ‘nturnu”. Io “u dacanu” l’ho conosciuto, ma dell’episodio che sto per raccontarvi non ho diretta contezza, in quanto a quell’epoca non ero ancora nato, e la cosa mi fu raccontata da mio padre.

A quei tempi non c’era il cinema e l’unica occasione di assistere ad uno spettacolo a Villarosa era quella di andare a “L’Òpra dî Pupi” (L’opera dei Pupi), cui non ho fatto in tempo ad assistere, quantomeno nel nostro Paese. Ho visto qualche spettacolo a Palermo e fa parte a pieno titolo della tradizione e del folklore siciliano: Come è noto è un tipo di teatro delle marionette i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi “Palatini” in costante lotta contro i “Saracini” in difesa della Cristianità. Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del  ciclo Carolingio. Le marionette sono appunto dette “pupi”. L’eroe per antonomasia dei “Palatini” era “Orlandu”. Torniamo dunque all’episodio che coinvolse il nostro personaggio che si era appunto recato a “L’Òpra dî Pupi”. Siamo nel pieno della rappresentazione e nella fase più drammatica e cioè quando “Orlandu” è circondato a Roncisvalle dalle orde dei “Saracini”, ormai prossimo ad essere catturato e alla morte.

Il pubblico in sala assiste commosso e silente e non si sente “vulari ‘na musca” a parte la voce “do puparu” ( il burattinaio). Prima ancora che “Orlandu” inizi a soffiare nell’Olifante (una specie di corno), fino a farsi scoppiare le cervella (così è la storia), all’improvviso dalla platea si alza un grido disperato che dice: “Teni Orlandu addifinniti” e contemporaneamente viene lanciato un coltello sul palco: si tratta “do dacanu” che va in soccorso del povero “Orlandu” , nel modo  che ritiene più opportuno. “U puparu”, sbigottito dagli avvenimenti, interrompe la narrazione, mentre dalla sala si alza un applauso fragoroso all’indirizzo “do dacanu”, il quale anche lui non sa cosa dire e alla fine alza i pugni chiusi in alto in segno di vittoria.

Il vero trionfatore della serata è proprio lui.

Poi ci prese gusto ed in epoca più recente, quando c’era già il cinematografo a Villarosa, amava recarvisi; aveva una passione speciale per i film western, durante i quali amava prendere le parti dei bianchi, contro i pellerossa: “Ammazzali tutti ‘ssi bastardi, unna d’a ‘ristari nuddu vivu”e si divertiva a contare i caduti uno per uno.

Se il film aveva un soggetto diverso, il cliché  era sempre lo stesso con l’eroe (‘u picciuttu) che prendeva il posto dei bianchi e con i cattivi al posto degli indiani. Di questa ultima parte ne sono testimone. Alla fine anche lui passò a miglior vita, ed in specie quelli che si recavano spesso al Cinema, non ne sentirono troppo la mancanza.

Cerca nel blog

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

La mia foto

Di Cateno Corbo pare che al momento ne esista uno solo