domenica 3 aprile 2011

CARMINU CICIRIDDU

Ho già citato altrove la famiglia de' Ciciriddi, poveri d'intelletto e quindi di risorse, ma persone che non torsero un capello a nessuno, anzi erano u muro vasciu unni tutti s'appòjanu". Ho conosciuto la madre, a gnura Marì a Ciciredda, che viveva d'elemosina. Di Catinu ne sentivo tanto parlare ma non ebbi modo di conoscerlo, perché premorto rispetto al tempo della mia nascita. Di lui ha parlato, col cuore in mano, la poetessa Stefania Montalbano, nostra concittadina che, da piccola, incoscientemente gli fece pure lei qualche dispettuccio. Qualche decennio dopo la morte di questo ”insignificante” villarosano, essa ha voluto riparare con una toccante poesia che ci porta a meditare su di lui, l' "intoccabile" di Villarosa e “fratello” di tutti i poveracci del mondo, in tutti i tempi, come Cristo ci insegnò. La poesia è stata da me presentata in questo stesso blog.
La Montalbano mi ha offerto l'occasione indiretta di parlare dell’altro fratello Càrminu, della cui esistenza io non ebbi sentore fino agli anni '60.
Improvvisamente, accanto a Peppi Ciciriddu che conoscevo bene, spunta Càrminu. Era un perfetto “Ciciriddu” in tutto e per tutto, ma pazzo di certo non lo era affatto, anche se reduce da alcuni manicomi d’Italia. Subito nell'ambiente chiazzaluru fu accolto dai camerati dell’allora MSI che lo aiutarono ed anche lo sostennero materialmente ad integrazione di quanto gli dava l'ente comunale d'assistenza. Tale generosità poteva far piacere a me e a tanti altri, ma i più anziani di allora resero onore alla vera storia di Càrminu.
           Nel periodo fascista, quando si diceva che si poteva dormire con le “porte aperte”, succedevano dei furti che turbavano l'opinione pubblica e nello stesso tempo infrangevano il mito della sicurezza nel nuovo corso storico. La cosa non garbava al Podestà e nemmeno al Segretario del Fascio. I carabinieri fecero le loro indagini e scoprirono gli autori dei furti con scasso. Prima di procedere all'arresto, prudentemente riferirono, com'era d'uso fare allora, all'autorità politica. I nomi dei responsabili non erano quelli che si aspettavano, erano, a sorpresa, familiari di militi e figli di persone vicine al Partito: furono ammoniti aspramente, ma magnanimamente prosciolti.
Intanto si doveva dare in pasto all'opinione pubblica un nome.
Quale innocente potevano incolpare senza che fosse in grado di difendersi, se non un Ciciriddu? Càrminu del suo sbrigativo processo non capì niente. Espiata la pena , poi lo liberarono ed andarono a posteggiarlo in manicomio, a Palermo, dove si scuttava u panuzzu con tutti i lavoretti più umili ed antipatici che nessuno voleva eseguire.
Quando in seguito alla chiusura dei manicomi, non potevano più tenere un vecchio, che pazzo non lo era affatto, l'avviarono al paese suo, dove non c'era una famiglia che l'accogliesse o parenti che lo potessero almeno guidare.

I nostalgici del vecchio Regime, per non far emergere fattacci del passato, accolsero Càrminu, che non capì, ancora una volta, nulla di quello che succedeva intorno a lui e accettò di buon grado l’atto di “spontanea” carità, sdebitandosi con i più vari piccoli servizi.

P.S. - Noto che gli argomenti relativi al Ventennio della nostra patria appassionano molti giovani. Il caso di Carminu è niente rispetto a quello di Girolimoni, dal quale è stato tratto l'omonimo film interpretato da Nino Manfredi. Per chi volesse approfondire  l'argomento sulla Rete può trovare tantissimo materiale: http://paginedellastoria.splinder.com/post/22454132/il-caso-girolimoni
e altro ancora.

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